Linea Verde – Puntata del 17 maggio 2015 – Anticipazioni e temi.

Linea Verde – Le anticipazioni, i temi e i luoghi della puntata del 17 maggio 2015, con Patrizio Roversi e Daniela Ferolla.

Trentatreesima puntata della nuova edizione di Linea Verde, condotta da Patrizio Roversi e Daniela Ferolla. Linea Verde ci accompagnerà anche quest’oggi con il racconto di quelle realtà che possono fregiarsi del titolo di biglietto da visita del Paese. Un patrimonio unico, un “made in Italy “ che va inteso nella sua globalità e va immaginato come un sistema dove tutti gli elementi si integrano in un’unica offerta di alto profilo: territorio, turismo, storia, cultura e cibo. Da gennaio il programma si è rinnovato con una nuova sigla, nuove immagini che la compongono e un logo nuoco di zecca. Vediamo i temi della puntata di oggi.

Come e cosa si mangiava a Pompei prima di quel fatidico 79 dopo Cristo che cancellò un pezzo di civiltà? Come e cosa si coltivava  nei campi all’ombra del Vesuvio ai tempi dei romani? Quali erano i prodotti che nei triclini facevano bella mostra di sé? La puntata è un viaggio nel tempo che aiuterà a capire l’evoluzione del mondo agricolo degli ultimi duemila e più anni.

Sulle fonti lasciate da poeti e scrittori quali ad esempio Plinio e Marziale, e soprattutto sulle ricerche iconografiche eseguite sugli affreschi di Pompei, Stabia ed Ercolano, Patrizio Roversi  viaggerà alla ricerca delle origini del moderno gusto. Scoprirà, ad esempio, una azienda che coltiva i carciofi utilizzando un cappuccio di terracotta sulla sommità come riportato su una iscrizione murale, per ottenere la morbidezza e la commestibilità delle foglie esterne che i patrizi romani apprezzavano particolarmente.

Non meno affascinante il viaggio nella viticoltura, i cui fondamenti i romani scoprirono e attuarono come dimostrato nei vigneti recuperati all’interno degli scavi di Pompei. Il viaggio di Daniela Ferolla sarà, invece, più archeologico e museale: dopo una partenza sulla Circumvesuviana, entrerà  nella Villa dei Misteri appena fuori le mura di Pompei per raccontare, con il Sopraintendente Massimo Osanna, la bellezza di questa villa di “otium” quasi totalmente recuperata e recentemente riaperta ai visitatori.

Poi, dopo aver scoperto un moderno forno che riproduce esattamente i nove tipi di pane che venivano cotti nei 34 forni di Pompei, dai pani per ricchi a quelli per gli schiavi e persino per i cani, gran finale con una “coena” del primo secolo: niente pomodori, patate, mais, zucchero arrivati dopo il 1492, ma pesci, carni, verdure e l’immancabile “garum”, la celebre colatura ricavata dalle interiora di pesce con la quale si condivano molti piatti. Archeologia agricola o agricoltura archeologica? Qualunque sia la risposta, di sicuro nel presente e nel futuro c’è molto di questo passato.

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